Non partiamo da Parigi, né dalla terra rossa del Roland Garros che faceva bella mostra sulla maglietta madida di sudore. E non partiamo nemmeno dall’Atp di Budapest vinto nel mese di aprile, non dimenticando comunque che il super 2018 di Marco Cecchinato era già iniziato prima della trasferta sotto la Tour Eiffel.

Partiamo da due anni fa, quando buona parte del mondo del tennis aveva fatto di tutto per tagliarlo fuori. “Scommesse”, si diceva. Cecchinato fu condannato prima della condanna, escluso prima dell’esclusione, bollato e additato. Lo ricordiamo a Como, in quei giorni, iscritto al Challenger ma in attesa di sapere cosa ne sarebbe stato di lui e della sua carriera.

Arrivò in finale e perse da Kenny De Schepper. Un ottimo cammino, comunque, ma il suo volto era triste. Proprio da quel torneo, da quella riconquistata fiducia, iniziò la sua risalita poi accompagnata dalla notizia più attesa, solo poche settimane dopo: “Ricorso accolto e procedimento estinto”. Scagionato insomma. Forse per questo Cecchinato ha avuto e ha un ottimo rapporto con il Challenger della nostra provincia.

A Como in quei giorni il pubblico non lo condannò ma lo accolse. E la ricompensa non tardo ad arrivare l’anno dopo quando, iscritto nelle quali degli Us Open ma eliminato da Aragone in tre set, andò subito in aeroporto e si imbarcò per l’Italia, presente poche ore dopo al Challenger di Como dove arrivò di nuovo in finale (perdendo questa volta da Pedro Sousa).

Al termine, un po’ abbattuto, disse: “Tornerò l’anno prossimo per vincere questo torneo”. Invece quest’anno, buon per lui, a Como non tornerà perché sarà sì agli Us Open, ma nel tabellone principale.

Di lui ricorderemo il sorriso e la cordialità, ma anche il match più bello mai visto al torneo di Villa Olmo, quello di semifinale (anno 2017) contro Filip Krajinovic, partita in mezzo alla bufera, con un freddo pazzesco, ma che fu sublime, fatta solo di vincenti dall’una e dall’altra parte (5-7 6-2 6-3 il risultato).

E poi di lui ricorderemo la disponibilità per ogni iniziativa benefica che gli veniva proposta, come quando a Villa Olmo, poco prima di un suo match, arrivarono gli emissari di “Atleti al tuo fianco”, progetto dove professionisti dello sport fanno da testimonial alla lotta al cancro. Nemmeno il tempo di dirlo e Cecchinato era già a disposizione.

Lo scorso fine settimana, a San Fermo della Battaglia, si è disputato un torneo amatoriale per raccogliere fondi da devolvere per l’acquisto di una sedia a rotelle da utilizzare nel wheelchair tennis. Quattro i testimonial: Tommy Robredo, Stephane Robert, il nostro Andrea Arnaboldi e… Marco Cecchinato. Che domenica a San Fermo, per le finali, non c’era… ma nessuno credo gliene farà un torto. In bocca al lupo Ceck.

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Sono nato a Como nel dicembre del 1974 e in questa città sono cresciuto, mi sono sposato e sono diventato padre. Sono un giornalista professionista iscritto all’Albo della Lombardia. Amo il tennis da sempre, da quando bambino sognavo di diventare Stefan Edberg. Mi sono fermato molto prima. Pigro di natura, ho preferito raccontare questo sport nel modo meno faticoso, ovvero dalla tastiera di un pc. Ho lavorato per Espansione Tv e il Corriere di Como seguendo tutt’altro, la cronaca nera e giudiziaria. Ma il tennis è sempre il tennis.

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