Altra battaglia, altre due ore di gioco. Ma questa volta Andrea Arnaboldi si è dovuto arrendere. Si ferma in semifinale il cammino del canturino al Challenger di Segovia. A batterlo, per 7-6 7-6, la testa di serie numero 2, lo spagnolo Adrian Menendez-Maceiras che già gli aveva dato un dispiacere nelle quali degli Us Open del 2015.

Anche allora come oggi a decidere fu un tie break (6-4 2-6 7-6). Ma Arnaboldi lascia la Spagna con la consapevolezza di aver giocato alla pari sul veloce con un tennista (sostenuto dal pubblico di casa manco si giocasse la finale di Coppa Davis) che nelle ultime settimane ha raggiunto la finale a Recanati e si è qualificato per il tabellone finale dell’Atp di Gstaad, mentre solo in aprile aveva vinto un Challenger in Messico.

Gara alla pari oggi a Segovia, con più di un rammarico per il canturino, avanti sia nel primo set (3-0, poi finito 8-6 al tie break) sia nel secondo, quando sul 5-3 ha servito per il set subendo però il break. Equilibrio proseguito fino al nuovo tie break ancora nelle mani di Menendez Maceiras per 7-5 nonostante Arnaboldi fosse volato 5-2. Peccato.

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Sono nato a Como nel dicembre del 1974 e in questa città sono cresciuto, mi sono sposato e sono diventato padre. Sono un giornalista professionista iscritto all’Albo della Lombardia. Amo il tennis da sempre, da quando bambino sognavo di diventare Stefan Edberg. Mi sono fermato molto prima. Pigro di natura, ho preferito raccontare questo sport nel modo meno faticoso, ovvero dalla tastiera di un pc. Ho lavorato per Espansione Tv e il Corriere di Como seguendo tutt’altro, la cronaca nera e giudiziaria. Ma il tennis è sempre il tennis.

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