La partita è finita da un’oretta. Salvatore Caruso, il neo campione del Challenger Atp “Città di Como”, sale le scale del circolo di Villa Olmo. Saluta tutti, stringe mani. Poi si fa serio: “Quante posizioni ho guadagnato in classifica con questa vittoria? Una cinquantina? Pensavo di più…”. Poi guarda i presenti, ammicca e scoppia a ridere.

E’ un personaggio solare il trionfatore del torneo Atp comasco, primo azzurro a riuscire nell’impresa a 12 anni dalla vittoria di Simone Bolelli nella prima edizione (era il 2006). Per due volte un altro siciliano c’era andato vicino, Marco Cecchinato, sconfitto in finale. Poi è arrivato Caruso e ha rotto l’incantesimo.

“A Como non ho mai giocato benissimo – aveva detto nel pomeriggio ai microfoni di Supertennis – Però ora sono in semifinale e quando si arriva in semifinale si può pensare ad una sola cosa, a vincere“. Così parlava Caruso prima di affrontare Matteo Donati, piemontese, in semi. Già, perché la giornata delle finali era iniziata presto, alle 11 della mattina, con i campi di nuovo allagati dall’acquazzone della notte.

Semifinale lottata quella tra Donati e Caruso, finita con due tie break (8-6 e 7-4) e con tante occasioni sprecate da una parte e dall’altra. Più semplice il 6-4 6-3 del giovane cileno Christian Garin, contro la rivelazione del torneo Viktor Galovic, croato che vive in Italia da una vita.

Insomma, dopo lo spettacolo della finale di doppio (successo per Dustin Brown e Andre Begemann, dalla Germania, sugli slovacchi Martin Klizan e Filip Polasek per 3-6, 6-4, 10-5), quando ormai calava la sera e con la pioggia sempre incombente, è iniziata la finale di singolare.

Caruso partiva lento contro il favorito avversario (0-2) poi rientrava (2-2) teneva (5-5) e dilagava: 7-5 5-1. “Beh ma ormai avete capito che mi complico sempre un po’ le cose”, ha poi scherzato il siciliano nel dopo partita mentre ringraziava il pubblico per il supporto. In un attimo infatti ci si è ritrovati 5-4 e servizio Garin.

Ed a questo punto è arrivato l’enorme regalo del sudamericano, tre doppi falli in un gioco con la ciliegina si uno splendido passante di Caruso: 7-5 6-4 e incantesimo rotto. Un italiano è di nuovo in cima al “Città di Como”. Caruso festeggia sdraiandosi sul campo mentre il pubblico lo acclama.

Mi chiedete di fare due parole, ma io vorrei stare qui tutta la notte a parlare – dice poi il tennista azzurro – E’ stata una settimana lunga e difficile per tanti motivi. Venivamo da New York e la pioggia non ci ha dato tregua soprattutto negli ultimi tre giorni. Siamo riusciti a finire comunque di domenica ed è stato un successo per come si erano messe le cose”.

“Dico bravi a tutta l’organizzazione perché è stata dura anche per voi. E grazie anche al pubblico calorosissimo. Sono contento e non mi aspettavo di vincere”. Salvatore Caruso da Avola, 25 anni, non dimenticherà davvero questa esperienza a Como. Anche perché di incantesimo ne ha rotto un altro: è il suo primo Challenger Atp vinto in carriera.

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Sono nato a Como nel dicembre del 1974 e in questa città sono cresciuto, mi sono sposato e sono diventato padre. Sono un giornalista professionista iscritto all’Albo della Lombardia. Amo il tennis da sempre, da quando bambino sognavo di diventare Stefan Edberg. Mi sono fermato molto prima. Pigro di natura, ho preferito raccontare questo sport nel modo meno faticoso, ovvero dalla tastiera di un pc. Ho lavorato per Espansione Tv e il Corriere di Como seguendo tutt’altro, la cronaca nera e giudiziaria. Ma il tennis è sempre il tennis.

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