Quel genio del tennis “made in Como” che risponde al nome di Riccardo Piatti ne sta combinando un’altra delle sue. Non si può pensare ad altro dopo aver ammirato il 17enne altoatesino Jannik Sinner – che si allena a Bordighera dal coach lariano – arrivare in finale al Challenger di Bergamo.

L’avevamo visto la scorsa estate, Sinner, giocare a Villa Olmo grazie ad un invito dato dagli organizzatori del Challenger di Como. Aveva perso in due set dall’esperto Andrej Martin, ma di lui avevano impressionato sia il livello di gioco – in agosto nel 2018 aveva appena “lasciato” i 16 anni – sia l’educazione e il comportamento in campo. Un Seppi di 20 anni più giovane, e non solo per la terra d’origine.

Quei suoi riccioli rossi fluenti erano però rimasti impressi in tutti gli appassionati presenti a Villa Olmo. Como era per Sinner solo il secondo “tentativo” con un Challenger della carriera.

Di sue partite – da allora – non ne avevamo più viste almeno fino a questa settimana quando si è presentato al Challenger di Bergamo. E francamente siamo rimasti a bocca aperta. Per i progressi compiuti in poco tempo ma anche per la presenza e la convinzione mostrata in campo.

E’ ancora presto per tutto, il tennis è uno sport dannato. Ma – scattando una istantanea di oggi – non si può nemmeno nascondere il balzo in avanti compiuto da Sinner, che stupisce e fa sognare. Ancor più sapendo che dietro, a tirare i fili, ci sono le mani di Piatti. Per ora, tuttavia, ci sediamo pronti a goderci la splendida finale di domani contro un altro azzurro, l’indomito Roberto Marcora.

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About Author

Sono nato a Como nel dicembre del 1974 e in questa città sono cresciuto, mi sono sposato e sono diventato padre. Sono un giornalista professionista iscritto all’Albo della Lombardia. Amo il tennis da sempre, da quando bambino sognavo di diventare Stefan Edberg. Mi sono fermato molto prima. Pigro di natura, ho preferito raccontare questo sport nel modo meno faticoso, ovvero dalla tastiera di un pc. Ho lavorato per Espansione Tv e il Corriere di Como seguendo tutt’altro, la cronaca nera e giudiziaria. Ma il tennis è sempre il tennis.

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