Le qualificazioni di Wimbledon, nel 2014, erano costate caro ad Andrea Arnaboldi. Allora, reduce dalla prima ammissione nel tabellone principale di uno slam (quello di Parigi) era stato fermato – sulla soglia dell’impresa anche a Londra – da un infortunio che lo bloccò per mesi nel momento migliore della carriera.

Le qualificazioni di Wimbledon, oggi, hanno restituito il maltolto di allora, consegnando al canturino e a tutto il tennis comasco una giornata storica. Un giocatore della nostra provincia, dopo il mitico Gianni Clerici nel 1953 (66 anni sono passati), giocherà di nuovo nel main draw della prova regina dello Slam, calcando la stessa erba di Roger Federer, Rafa Nadal e Nole Djokovic. E quel giocatore è il 31enne mancino Andrea Arnaboldi.

L’impresa è stata sudata (e meritata) per 3 ore e 22 minuti. Ieri, terminata la sfida di secondo turno delle qualificazioni, Andrea l’aveva detto: “Domani inizierà la mia seconda parte di stagione, darò tutto quello che ho. Sarà una gara lunga, non bisognerà avere fretta”. E così è stato.

Avanti due set a zero contro il russo Evgeny Karlovskiy, e avanti pure di un break nel terzo set (a Wimbledon la partita decisiva, al contrario degli altri slam, è 3 su 5) ci ha fatto tremare. Sembrava fatta, invece dopo 2 ore e 31 di gioco tutto era di nuovo in parità: 6-3 6-4 Arnaboldi, 6-3 6-4 per il russo. Stessi set, stessi game, stesso numero di break, anche (quasi) gli stessi punti, 116 a 117 per Karlovskiy.

Tutto si è deciso in una drammatica volata al quinto set, quasi una cronometro a chiusura del Giro d’Italia dopo chilometri e chilometri di salite. Arnaboldi è volato 3-0, poi sul 3-1 ha salvato sette (!!!) palle break, di cui due consecutive da 15-40. Sul 4-2 ha salvato un’altra palla break, e pure quando è andato a servire per il match (sul 5-3) la situazione si è complicata, con due ulteriori palle break difese.

Ma alla fine è stata solo apoteosi e gioia. Per Arnaboldi, in una stagione fin qui avara di soddisfazioni, ma anche per tutto il tennis comasco. Un giorno storico da ricordare a lungo. Ed ora, dopo il Roland Garros (per due anni di fila) sotto a chi tocca nel main draw londinese.

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Sono nato a Como nel dicembre del 1974 e in questa città sono cresciuto, mi sono sposato e sono diventato padre. Sono un giornalista professionista iscritto all’Albo della Lombardia. Amo il tennis da sempre, da quando bambino sognavo di diventare Stefan Edberg. Mi sono fermato molto prima. Pigro di natura, ho preferito raccontare questo sport nel modo meno faticoso, ovvero dalla tastiera di un pc. Ho lavorato per Espansione Tv e il Corriere di Como seguendo tutt’altro, la cronaca nera e giudiziaria. Ma il tennis è sempre il tennis.

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