Undici anni fa ci lasciava all’improvviso Federico Luzzi

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Aveva 28 anni Federico Luzzi quando morì. Tutto avvenne in un attimo, da un campo di tennis di serie A (era una domenica, il 19 ottobre 2008, quando si senti male) alla terribile notizia di una leucemia fulminante. Una manciata di ore e tutto era finito. Ogni anno, il 25 ottobre, non potrà mai essere un giorno come un altro per chi ha avuto la fortuna di conoscerlo.

Ancora oggi, il match tra Federico e Simone Bolelli, vinto da quest’ultimo in tre set in occasione della prima edizione del Challenger di Como, è un ricordo indelebile e forse una delle più belle partite mai viste a Villa Olmo. L’aretino con la maglietta gialla senza maniche e la scritta sulla schiena “F.Luzzi”. Bolelli con i capelli lunghi. Fu un match splendido.

In quei giorni – era il 2006 – Federico si fece amare ed apprezzare dal pubblico e dallo staff del circolo. Per la finale sul centrale non cadeva uno spillo, stipato oltre ogni previsione, con i cancelli chiusi ben prima dell’inizio della partita. Luzzi, tennista estroso e divertente, amava il nostro lago, qui aveva parenti grazie ai trascorsi di famiglia proprio a Como. La città lo adottò.

L’anno dopo – il 2007 – non tornò per il Challenger, era negli Stati Uniti per gli Us Open. L’unico e ultimo ricordo è quindi legato a quello splendido 2006. Ma tanto ci basta.

Per sorridere amari pensando a lui, ma anche per fermarci e dedicargli un minuto ogni volta che sul calendario vediamo apparire il 25 ottobre. Ciao Federico.

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About Author

Sono nato a Como nel dicembre del 1974 e in questa città sono cresciuto, mi sono sposato e sono diventato padre. Sono un giornalista professionista iscritto all’Albo della Lombardia. Amo il tennis da sempre, da quando bambino sognavo di diventare Stefan Edberg. Mi sono fermato molto prima. Pigro di natura, ho preferito raccontare questo sport nel modo meno faticoso, ovvero dalla tastiera di un pc. Ho lavorato per Espansione Tv e il Corriere di Como seguendo tutt’altro, la cronaca nera e giudiziaria. Ma il tennis è sempre il tennis.

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