Challenger di Bergamo: buon match di Arnaboldi, ma non basta contro Tseng

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Un’altra buona partita, l’ennesima di questo inizio di stagione, non è bastata ad Andrea Arnaboldi per raggiungere la semifinale del Challenger di Bergamo. Il canturino si è dunque fermato nei quarti, dopo tre belle vittorie e una resa arrivata – anche con qualche piccolo rimpianto – contro la “stellina” nascente del tennis asiatico, quel Chun-Hsin Tseng (Cina Taipei) che è stato numero 1 al mondo Junior nel 2018 (a 16 anni) vincendo tra l’altro Roland Garros, Wimbledon e arrivando in finale agli Australian Open.

Tseng, fino a ieri sera, aveva “passeggiato” sul veloce di Bergamo. Contro Arnaboldi invece ha dovuto faticare, aggiudicandosi il primo parziale grazie ad un break in apertura (6-4) e il secondo – sempre per 6-4 – dopo aver salvato due palle break (alla grande, senza demeriti per Arnaboldi) mentre serviva per il match.

Complimenti a Tseng, che ha retto i continui tagli e le variazioni di gioco di un avversario comunque il palla, protagonisti di un match che è stato davvero gradevole e ricco di colpi da applausi, da una parte e dall’altra. L’unico piccolo rimpianto, per Arna, è lo smash sbagliato che ha mandato Tseng al secondo match point, poi comunque annullato da una bella discesa a rete. La partita si è chiusa subito dopo .

Anche le statistiche raccontano l’equilibrio in campo: Tseng ha fatto più punti (ma non molti di più, 71-63) servendo meno ace (2 contro 3) ma totalizzanto più palle break, 5 contro 2, nessuna sfruttata da Arnaboldi.

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Sono nato a Como nel dicembre del 1974 e in questa città sono cresciuto, mi sono sposato e sono diventato padre. Sono un giornalista professionista iscritto all’Albo della Lombardia. Amo il tennis da sempre, da quando bambino sognavo di diventare Stefan Edberg. Mi sono fermato molto prima. Pigro di natura, ho preferito raccontare questo sport nel modo meno faticoso, ovvero dalla tastiera di un pc. Ho lavorato per Espansione Tv e il Corriere di Como seguendo tutt’altro, la cronaca nera e giudiziaria. Ma il tennis è sempre il tennis.

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