Finale all’Open del Novantesimo: gli Arnaboldi per la prima volta “contro”

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Il presente contro (come sperano tutti gli appassionati di tennis lariani) il futuro. Andrea Arnaboldi, già 153 al mondo, oggi 280 dell’Atp, contro il cugino Federico, vincitore dell’Avvenire 2016. Trentadue anni, buona parte dei quali spesi nel mondo del professionismo con record ancora oggi imbattuti (come quello della partita in tre set più lunga della storia, giocata nelle quali del Roland Garros), contro 20 anni e una vita tennistica ancora davanti.

Saranno i due cugini di Cantù ad animare domani mattina – con inizio alle ore 10 – la finale dell’Open del Novantesimo del Tennis Como, evento che nel 2020 (causa pandemia) ha sostituito in extremis il Challenger di Como cancellato negli scorsi mesi. Era la finale che tutti si aspettavano sulla carta, tra le due prime teste di serie del torneo di Villa Olmo. Sarà anche il primo match ufficiale tra i due giocatori con in palio qualcosa, la vittoria dell’Open voluto per festeggiare i 90 anni di vita del primo circolo di tennis della provincia.

Le semifinali di oggi non hanno sovvertito i pronostici. Mattia Bellucci, nel primo confronto, è rimasto attaccato in avvio a Federico Arnaboldi, ha rimediato un richiamo dall’arbitro per aver scagliato una pallina in aria, poi, dal 4-3 Arnaboldi, ha lasciato strada all’avversario fino al 6-3 3-0. Il 19enne dal bel gioco ma dal temperamento “focoso” è riuscito a rientrare in partita (3-2) ma è stato l’ultimo sussulto prima del 6-2 finale.

Nel secondo match Federico Lucini, giovane comasco oggi al Tc Crema, è rimasto aggrappato al Pro Andrea Arnaboldi (riuscendo anche a strappare un servizio all’avversario) fino al 2-2, poi però il parziale di 10 giochi a 1 ha sancito il 6-2 6-1 che ha chiuso la contesa.


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About Author

Sono nato a Como nel dicembre del 1974 e in questa città sono cresciuto, mi sono sposato e sono diventato padre. Sono un giornalista professionista iscritto all’Albo della Lombardia. Amo il tennis da sempre, da quando bambino sognavo di diventare Stefan Edberg. Mi sono fermato molto prima. Pigro di natura, ho preferito raccontare questo sport nel modo meno faticoso, ovvero dalla tastiera di un pc. Ho lavorato per Espansione Tv e il Corriere di Como seguendo tutt’altro, la cronaca nera e giudiziaria. Ma il tennis è sempre il tennis.

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