C‘è un Salvatore Caruso di fuoco al Challenger di Phoenix, in Arizona. Torneo che – per livello di partecipanti – è sovrapponibile tranquillamente ad un Atp. Basti dire che le prime 5 teste di serie sono comprese tra i primi 50 giocatori al mondo, con la numero 1 nelle mani di David Goffin, belga.

Il vincitore dell’ultimo Challenger di Como è infatti in semifinale, dopo aver sconfitto in tre set proprio Goffin con il punteggio di 2-6 6-3 6-2. Ora, per un posto in finale, sfiderà il kazako Mikhail Kukushkin, numero 43 al mondo. Ma cosa c’entra tutto questo con il tennis comasco?

C’entra, perché il siciliano è in semifinale anche nel torneo di doppio in coppia con Andrea Arnaboldi. Risultato ottenuto dopo una bella e sofferta vittoria nei quarti contro le teste di serie numero 4 del tabellone, Frederik Nielsen (Danimarca) Marcelo Demoliner (Brasile). Il punteggio è stato di 3-6 6-4 10-8.

Per un posto in finale questa notte ci sarà la sfida ai favoriti del tabellone, i britannici (e specialisti del doppio) Jamie Murray e Neal Skupski. Caruso arriverà al match con molte partite sulle gambe, compresa la semifinale di singolare che si giocherà poco prima. Ma il siciliano di Avola, abbiamo imparato a conoscerlo a Como, è uno tosto. Mai dire mai.

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Sono nato a Como nel dicembre del 1974 e in questa città sono cresciuto, mi sono sposato e sono diventato padre. Sono un giornalista professionista iscritto all’Albo della Lombardia. Amo il tennis da sempre, da quando bambino sognavo di diventare Stefan Edberg. Mi sono fermato molto prima. Pigro di natura, ho preferito raccontare questo sport nel modo meno faticoso, ovvero dalla tastiera di un pc. Ho lavorato per Espansione Tv e il Corriere di Como seguendo tutt’altro, la cronaca nera e giudiziaria. Ma il tennis è sempre il tennis.

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